Ci sono angoli della casa che non uso davvero, ma che continuo a riempire.
La mensola troppo in alto.
Il cassetto vicino alla porta.
La scatola sopra l’armadio.

Non sono spazi comodi, non li consulto ogni giorno. A volte nemmeno ricordo cosa c’è dentro.
Eppure, quando ho qualcosa che “non so dove mettere”, finisce lì.
Diventano una zona franca, un limbo per oggetti che non ho voglia di decidere.
Ma poi, ogni tanto, mi viene voglia di rimetterci mano.
Non per dovere, ma per piacere.
Perché c’è qualcosa di profondamente liberatorio nello svuotare quei posti.
Nel guardarli in faccia e dire: “basta, questo no, questo via, questo lo tengo ma lo sposto”.
Più oggetti abbiamo, più responsabilità ci prendiamo.
Ogni cosa richiede spazio, attenzione, manutenzione.
Tutto prende polvere. Tutto va spostato, pulito, ricordato.
E questa manutenzione silenziosa assorbe tempo, energia, lucidità.
Quando riesco a eliminare il superfluo, sento che si alleggerisce anche la testa.
Non si tratta di vivere con poco, ma di scegliere.
Scegliere cosa davvero voglio ancora accudire, e cosa posso lasciare andare.
A volte basta svuotare un solo angolo.
Uno spazio che avevo dimenticato.
E improvvisamente, sembra più facile anche respirare.
