Riorganizzazione a basso costo
Mi piacerebbe raccontare della riorganizzazione più grande di cui mi sia occupata, avvenuta diversi anni fa, a casa dei miei genitori.
Mia mamma non ha mai amato particolarmente quella casa. Dopo il trasferimento c’erano importanti lavori di ristrutturazione da fare, ma intanto dovevano viverci, quindi hanno sistemato quel che sono riusciti prima che intervenisse la routine e lasciasse una casa a metà: impianto elettrico nuovo, ma mobili di un secolo prima.
Anni fa, dopo la fine di una convivenza, decisi di tornare a casa dei miei per rimettere in ordine le idee e ricominciare.
Ma come si può ricominciare in un ambiente disordinato e poco curato? Mio papa’ non stava bene e mia madre era impegnata a dover gestire tutto il resto, piu’ il suo lavoro.
Non avevo soldi, lavoravo la sera in una pizzeria, quindi i miei miglioramenti dovevano rientrare in un budget massimo di 20 euro per volta. Se compravo la vernice per la ringhiera, non potevo permettermi lo stucco per i muri. È stata una sfida tosta, ma ne è valsa la pena. Non ho chiesto niente ai miei, solo di lasciarmi fare e di fidarsi.
Una mattina ho aspettato che la casa si svuotasse dei suoi inquilini. Sono partita dal primo piano, dove ci sono una camera da letto matrimoniale, una cameretta più piccola e un bagno con doccia. Ho eliminato quegli orribili mobili tarlati dal tempo, lanciandoli letteralmente giù per le scale. Li ho fatti a pezzi e portati in legnaia.
La mia famiglia è rimasta piuttosto scioccata al rientro, ma io avevo un piano.
Avevo già cercato tra gli annunci della zona se ci fosse una cameretta a ponte: era l’unico modo per recuperare un po’ di spazio in una stanza dal soffitto basso e dalle dimensioni ridotte.
Il caso volle che proprio a 5 km da casa, un tizio cercasse di vendere una cameretta che nessuno voleva perché troppo bassa. Era esattamente ciò che cercavo: l’ho pagata 50 euro.
Prima di tutto ho voluto rendere la stanza più vivibile, anche nei dettagli che di solito si ignorano. Ho chiuso i buchi lasciati dai vecchi chiodi, ridipinto le pareti, e ricostruito le zanzariere con quattro listelli e un po’ di rete: niente di costoso, ma necessario per far passare aria.
La porta del balcone aveva una crepa che non si poteva più ignorare: l’ho stuccata, isolata e coperta con un pannello di legno. Poi, per non lasciarla lì come un cerotto triste, ci ho dipinto sopra dei ghirigori.
Sotto il davanzale ho montato una mensola: uno spazio morto che è diventato scarpiera.
E la solita lampadina penzolante, quella che ti guarda dall’alto come a dire “prima o poi mi sistemerai?”, l’ho sostituita con una plafoniera trovata al mercatino per meno di dieci euro. Niente di eclatante, ma bastava quello per dare un tono diverso alla stanza.
Non è stato un restyling, è stato un rimettere insieme le cose. Dettagli che non portano via una giornata, ma che ti restituiscono un pezzetto di casa. E di testa.
Non avrei potuto riordinare se prima non mi fossi occupata dell’ambiente. […]

